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Home Rassegna Stampa L’Asia è senza gas l’Europa si salva l’Italia ringrazia il Tap
25/01/2021 - Pubblicato in news internazionali

Non c’è mica stato solo il Covid: a luglio ondata di caldo in Asia che fa crescere la domanda di energia per il condizionamento; a settembre un uragano in Camerun, uno dei maggiori produttori di gas, rallenta la produzione di Gnl che alimenta, tra gli altri, i mercati asiatici; in autunno, mentre la domanda di gas dall’Asia continuava a salire, ci sono stati problemi in altri tre grandi paesi produttori di GAS, Malesia, Qatar e Nigeria, mentre la Corea del Sud sta chiudendo alcune centrali elettriche e a carbone per problemi di inquinamento ambientale. Infine, in questi giorni, tutta l’Asia è colpita da un’intensissima ondata di freddo che ha spinto in alto la domanda di energia, assieme anche alle economie di tutti i mercati asiatici che sono in ripresa. Risultato: nei giorni scorsi il prezzo del Gnl sui mercati asiatici ha toccato i 90 euro a megawatt ora (mhw). Un record. Così come è stato un record il differenziale tra questo prezzo e quello europeo, risalito sì a sua volta, ma fino a 26 euro mhw: un terzo. Com’è stata possibile questa differenza? La risposta è una sola: gasdotti. L’Europa è servita da diverse condutture per il gas, dall’Est, dal Medio Oriente e dall’Africa. L’Asia invece dipende esclusivamente dalle grandi navi gasiere. Che hanno bassa flessibilità ai picchi di domanda, con conseguente impennata dei prezzi. E hanno d’altra parte fatto sentire il loro effetto anche in Europa, sebbene a livelli nettamente inferiori. Tutto questo sta mettendo in luce la forte volatilità del mercato del gas e rischia di rallentare il processo di decarbonizzazione che in Asia è ancora molto timido. L’Europa si trova invece in uno scenario decisamente più virtuoso. In cui l’Italia può giocare una posizione potenzialmente strategica. Grazie a una rete di condutture che sbarcano nel nostro territorio, l’ultima delle quali è il Tap. Ma fino ad ora il prezzo del gas “italiano” è stato più alto di quello venduto ad Amsterdam. “Una differenza di circa 2 euro a mhw – spiega Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia – che però ha iniziato ad assottigliarsi proprio a partire dai primi metri cubi di metano che sono sgorgati dal Tap: la differenza di prezzo con il Nord Europa si è ridotta e in qualche giorno il prezzo italiano è sceso sotto quello olandese. Una buona notizia per la bolletta energetica dell’industria italiana che già così può risparmiare fino a 200 milioni di euro l’anno”.

Fonte: La Repubblica, A&F – Stefano Carli (pag. 14)

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